Il saggio La fine dell’innocenza on line su www.ilmonocolo.org
Manco da un po’, o meglio, a dare un’occhiata al calendario manco da molto, troppo tempo. Vuoi per i libri freschi di stampa di cui ho curato l’uscita (che trovate qui), vuoi per gli eventi che mi portano spesso in giro da una parte all’altra, sballottato tra aerei, treni, metro e qualsivoglia mezzo di trasporto. Comunque sia, manco da molto, troppo tempo.
Del resto non sono un blogger trita post, non lo sono mai stato e credo non lo sarò mai. Per me la scrittura è riflessione e cura del dettaglio.
Amo il fondo e le lunghe distanze.
Correre: ecco un’altra cosa che mi tiene lontano da questo luogo virtuale. Macinare chilometri, giorno dopo giorno. Anche nei pomeriggi torridi di quest’estate che tardava ad arrivare, la corsa è stata ed è l’antidoto contro le troppe ore di lavoro e la tanta stanchezza. Correre con tutta la convinzione possibile: per andare avanti, non importa dove, ci vuole convinzione e resistenza.
In fondo le imprese più belle cos’altro sono, se non il risultato di tanta convinzione e resistenza? Quelle dove tocca correre a denti stretti e a testa bassa, con l’acido lattico che mangia le gambe e la fatica che spezza il fiato.
Andare avanti come va avanti la storia de Il Monocolo: quella iniziata tre anni fa, con la carta, quelle che poi è proseguita l’estate scorsa – con questo blog e con la versione on line di un giornale letterario, un’onda lunga che non si è ancora esaurita ed è ben lungi dall’esserlo.
L’impresa era fare buona saggistica letteraria di qualità, lontano dai canoni della comunicazione usa e getta. Ci sono riusciti e continuiamo a farlo. A piccole dosi.
Parliamo quando abbiamo qualcosa di concreto da dire. Altrimenti stiamo zitti. Troppa gente parla a sproposito.
Oggi avevo qualcosa da dire e ho parlato: c’era in cantiere da un po’ la pubblicazione sul sito del Monocolo dei primissimi saggi pubblicati su carta, i saggi dello storico Numero 0 del luglio 2005 e questo mio saggio – La fine dell’innocenza – di cui scrivere; un saggio dove parlo di tre libri che raccontano di un passaggio violento e traumatico dall’infanzia all’età adulta. C’era Ian McEwan con Espiazione, Stefano Massaron con Ruggine e soprattutto c’era Simona Vinci con un libro meraviglioso e crudele, di una disperazione senza limiti, Dei bambini non si sa niente.
È stato per pochi sulla carta, ora e per tutti sul web.





Hola….. despues de estar varias horas frente al PC un amigo me ha enviado este sitio, me detuve por unos segundos, segundos que se convierten en minutos,minutos que se convierten en horas, siempre termino asi cada vez que encuentro personas como usted,que al escribir convierte lo cotidiano en extraordinario, lo trivial en sustancial, las sensaciones en emociones. A esto llamo ser un buen escritor. Es dificil olvidar cada palabra plasmada, usas siempre las palabras exactas para cada imagen, no utilizas trucos ni artificios. En pocas palabras “eres un hombre de talento”
wow….. senza parole,mi piace il tuo stile. Hai la capacità di trasportare il lettore al posto che proponi nella tua scrittura.
Cosa penso?.. cinque parole.. sei una specie in estinzione.