
Melissa Panarello. L’intervista integrale tratta da “Metamorfosi di un fenomeno letterario da copertina” il saggio pubblicato da Il monocolo
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Rossano: Sul tuo blog ufficiale fino a poco tempo fa, alla voce “profilo”, c’era scritto: «‘sta storia del chi sono ha definitivamente rotto la minchia». Concordo. Di te hanno parlato giornali e televisioni, spesso a sproposito, spesso in modo critico, talvolta morboso. Di te hanno detto e scritto tanto, ma non l’essenziale: è l’essenziale è che sei una scrittrice e, permettimelo, pure brava. Vuoi dirci “chi non sei”?
Melissa: Non sono un’arrampicatrice, non sono una disonesta e non vado in cerca di soldi facili, non farei la scrittrice se no. Non sono una femme fatal, né mai sono stata una lolita. Non sono attratta dalla gloria, né dal successo fine a se stesso. Soprattutto, non sono una cretina.
R: E ora veniamo al tuo tanto chiacchierato esordio: sarò sincero con te, letta l’ultima pagina di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, la prima reazione è stato un sorriso. Ho pensato alle tante critiche e polemiche suscitate dal tuo libro e le ho trovate francamente sterili, tipiche del retaggio cattolico, bacchettone e perbenista dell’Italietta nostra. A parer mio, chi ti ha criticato ti ha letta ed è stato morbosamente attratto dalla storia che hai raccontato, quasi da dimenticarne l’essenza. Sul tuo blog, e nella rete in generale, ho visto che c’è chi ti attacca ancora in modo piuttosto gratuito e sciocco; quale è stata invece la reazione di chi ha amato il libro e in particolare delle tue coetanee?
M: Sia i miei detrattori che i miei ammiratori hanno da sempre avuto un rapporto di profonda confidenza, nel bene e nel male. Chi l’ha fatto nel bene ha sempre trovato in me una persona con cui condividere i propri pensieri e le loro storie, una persona di cui fidarsi. Molti mi hanno vista come un’amica, una che non aveva niente di diverso con una qualsiasi compagna di banco. Molte coetanee hanno apprezzato e invidiato il coraggio che, sostengono, ho dimostrato. È bello e rassicurante che spesso sono coloro che mi amano a difendermi dagli attacchi di coloro che mi odiano. Ho creato un esercito potentissimo senza saperlo.
R: Il libro è stato tradotto in 40 paesi. Qualche mese fa, quando preparavo l’intervista a Toni Bentley, l’autrice di The Surrender, ho letto ottime critiche su di te sul New York Times e su altri noti giornali americani. Tu hai girato il mondo per presentare il tuo romanzo. Come sei stata accolta? E qual è stata la reazione dei lettori?
M: Sono stata accolta benissimo ovunque, soprattutto, e a gran sorpresa, in Turchia. Quando uscì il primo libro scoppiò la melissa-mania e non passava giorno senza che ricevessi proposte di matrimonio da parte di fan turchi; era divertentissimo. Ho notato molta apertura, molto più che in Italia.
R: Dal libro è stato girato un film che, francamente, ho trovato brutto in modo terrorizzante. La storia che tu hai raccontato è stata banalizzata all’estremo. Non ti chiedo un parere sul film, è cosa nota. Ti chiedo piuttosto quanto è stato (se lo è stato) doloroso come scrittrice vedere una tua storia così lacerata?
M: Non è stato tanto l’aver cambiato e alterato la storia ad avermi offesa, quanto il trattamento che ho ricevuto: mi hanno scaricata non appena hanno intuito che l’impronta che io volevo dare al film era diversa da quella che poi loro hanno dato. Ma la cosa che più mi ha fatto arrabbiare è che hanno intitolato il film con il mio nome, inconcepibile.
R: Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, nelle ultime stagioni ha fatto scuola. Che ne pensi dei tanti cloni nati sull’onda del tuo successo?
M: Credo che una metà di questi cloni possa essere reale. Credo che molti facciano parte di una corrente comune, quella a cui appartengo (o a cui sono appartenuta) che vede nell’individualismo e nel resoconto dettagliato delle esperienze sessuali una forma letteraria. Certo, molti sono fake nati e creati appositamente per riprodurre un successo. Ma credo che non per tutti sia così.
R: A parer mio ne L’odore del tuo respiro, il tuo secondo romanzo, la componente autobiografica è ancor più viva e tangibile che nel tuo debutto. La Melissa scrittrice, travolta dal successo, dalle paure e delle insicurezze (e da una nuova città e da un nuovo amore) diventa sì, nel finale, un personaggio di carta e parole che vive di vita propria, eppure c’è forte (e affascinate) questa dicotomia tra il personaggio pubblico, la scrittrice, e quello privato. Nel leggerlo ho pensato a Lunar Park di Bret Easton Ellis. Forte del successo del primo libro (e del tuo carattere altrettanto forte, che ti ha permesso di reggere alle tante pressioni), avresti potuto scegliere una strada diversa, invece hai deciso ancora una volta di spogliarti, dare tutta te stessa. E stavolta oltre alla pelle c’è la tua anima. Perché?
M: Il mio secondo romanzo rappresenta più il mio mondo interiore che quello esteriore, a differenza del primo romanzo. Non è stata una scelta consapevole, ma una naturale conseguenza dopo un periodo a cercare di rimettere insieme i pezzi. E per mettere insieme i pezzi ho pensato che come la scrittura mi aveva aiutato per il primo romanzo, forse l’avrebbe fatto anche per il secondo. Scrivere nero su bianco paure, sorprese e insicurezze è uno dei tanti modi per superarle.
R: L’altra grande co-protagonista del libro, insieme a Thomas, il tuo compagno, è tua madre. I frammenti in cui parli della “tua” infanzia e del vostro rapporto sono tra i migliori momenti del libro. È appena finita l’estate. Ci regali un ricordo inedito di una tua estate a Catania?
M: Ricordo come a casa in campagna di mia nonna raccoglievamo i pomodori nell’orto, li seccavamo al sole per farne i cosiddetti “pomodori secchi” e li chiudevamo dentro dei barattoli che duravano per tutto l’inverno. Era un momento speciale per noi bambini che ci sentivamo utili, si pensava di fare finalmente qualcosa di importante per tutta la famiglia.
R: Sempre nel secondo libro, hai dato molto spazio a una dimensione onirica e magica. La protagonista “vede” e “sente” delle presenze, dei fantasmi, che sono protagonisti della storia, alla pari dei protagonisti in carne e ossa. Un post recente del tuo blog parla di un visita a una sensitiva in compagnia di tua madre. Sembra un tema a te molto caro. Ce ne vuoi parlare?
M: Non sono una persona religiosa, ma sicuramente posso definirmi mistica. Fin da bambina ho avuto a che fare con mondi “paralleli”, fantasmi o fatti inspiegabili. Non mi importa se la gente non crede, non mi importa essere derisa per questo. Credo nella magia, qualsiasi forma di magia.
R: La Melissa di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire è alla costante ricerca dell’amore. La Melissa de L’odore del tuo respiro, quell’amore lo ha trovato, ma teme di perderlo e lotta con rabbia per tenerselo stretto. La sua gelosia diventa ossessione. Nei tuoi libri la parola “amore” è una costante. La Melissa Panarello di oggi, cosa pensa dell’amore?
M: Non ho mai avuto, né ho mai voluto avere, un’idea chiara dell’amore. Non mi interessa sapere che cosa sia, di cosa sia fatto. L’amore si riconosce, è un po’ come quei volti che vediamo per strada e che ci sembra di conoscere, ma non sappiamo a chi appartengano né che nome abbia la persona.
R: Una volta metabolizzato il tuo esordio anonimo e celato dietro a all’iniziale del tuo cognome, la Melissa scrittrice è diventata un’immagine ricorrente. Oltre alle parole, che giorno dopo giorno conquistavano sempre più lettori, le tue foto sono diventate di dominio pubblico. Per le tue copertine e per i tuoi ritratti hai un fotografo “personale” Gabriele Rigoni. In un tuo viaggio in Giappone hai incontrato Araki Nobujoshi. Che cosa rappresenta per te la fotografia? Quanto ti piace apparire? E quanto della Melissa privata che non conosciamo credi traspaia dai tuoi ritratti?
M: Apparire mi piace, mi piace vedermi attraverso gli occhi altrui. Ogni fotografo mi ha visto con i propri occhi, ognuno quindi in maniera diversa. In realtà mi riconosco in quasi tutti i ritratti che mi hanno fatto in questi anni, perché ognuno di loro è stato capace di rubare parti di me, talvolta anche sconosciute.
R: Ne In nome dell’amore, la tua “lettera aperta” al Cardinal Ruini, affronti tematiche di grande attualità, la condizione della donna, l’omosessualità, l’aborto, le coppie di fatto. Un atto che reputo estremamente coraggioso, quasi follemente incosciente, per una giovane scrittrice arrivata al successo con un memoriale erotico che l’ha catapultata al centro di infuocate polemiche. Parli di un libro nato dalla rabbia. Dalla rabbia di Melissa donna. Cosa ti ha spinto a un tale rischio? E quale credi possa essere oggi il ruolo di uno scrittore quale cartina tornasole dei problemi della società?
M: Ogni scrittore ha il diritto di riportare i drammi della società in cui vive. Poi ognuno decide se avvalersi di questo diritto o no. Io l’ho fatto perché non c’era nessuno che si ribellava a un sistema diventato estremamente pericoloso, minacciando continuamente la libertà e la laicità.
R: In alcune interviste parli della scrittura come di una sorta di valvola di sfogo, di un piacere. In una recente intervista, Ian McEwan ha definito la scrittura come «un terrorizzante atto di silenzio e solitudine che ti porta a isolarti dalla vita. Una scelta spietata». Cosa ne pensi?
M: Non sono completamente d’accordo. Anzi, ho sempre provato fastidio nei confronti di coloro i quali pensano che per essere uno scrittore, un’artista, è necessario isolarsi ed estraniarsi dalla vita e dal contatto umano. Penso che l’arte, ogni giorno, debba respirare e ispirarsi alla vita.
R: Prima di concludere, permettimi una “domanda tecnica”, da editor. Spesso, lettori e aspiranti scrittori, specie qui in Italia, ignorano che dietro ad ogni buon libro c’è un lungo e attento lavoro di editing e riscrittura. Come è stata la tua esperienza con Simone Caltabellotta, il tuo editor? Quanto ti ha aiutata a migliore e affinare la tua scrittura?
M: Simone è stato ed è uno degli aspetti più belli dell’editoria italiana, o meglio della mia personale esperienza nell’editoria italiana. È stato in grado di guardare con i miei occhi e sentire con i miei sensi, e ciò lo ha reso capace di lavorare ai miei romanzi come se anche lui ne fosse un po’ l’autore. Non mi ha mai imposto né scritto niente, i suoi erano suggerimenti, mi proponeva delle riflessioni. Il suo non era un approccio tecnico, ma umano. La mia scrittura, con lui, non è migliorata tanto per i suoi consigli tecnici, ma perché riusciva a tirar fuori della cose dalla mia penna seguendo la linea delle emozioni.
R: I tuoi primi due romanzi sono, in parte, fortemente autobiografici. Sarà così anche in futuro? Dove sta andando oggi la Melissa Panarello scrittrice? Chi saranno i personaggi che popoleranno i tuoi prossimi libri?
M: Il romanzo che sto scrivendo adesso non è autobiografico, ho bisogno di raccontare una storia che non mi appartiene. È una storia corale, che guarda al passato ma anche al presente. Di più non posso svelare.
© 2007 Il Monocolo / Rossano Trentin